8.31.2004

 

Sequestro e uccisione di Enzo Baldoni:

strategia del terrore o "strategia di comunicazione"?
di Bruno Ballardini 30 Aug 2004
Che in Iraq si stia combattendo una guerra di servizi non è solo una sensazione: è abbastanza evidente a tutti. Per capire meglio cosa accade, èinteressante osservare come si muova l'amministrazione americana. L'ambasciatore insediato con il nuovo governo iracheno è John Dimitris Negroponte, riconosciuto negli ambienti governativi come "troubleshooter", ovvero esperto nella risoluzione di questioni spinose. Ma noto anche come ex-ambasciatore in Honduras dal 1981 al 1985, dove si occupò tra l'altro della formazione dell'unità 316 dell'intelligence militare che, secondo ireporter Gary Cohn e Ginger Thompson del Baltimore Sun, fu responsabile del rapimento, delle torture e dell'assassinio di centinaia di persone indicate come dissidenti. Un'unità addestrata e sostenuta dalla CIA.(1) Dunque Negroponte è un uomo della CIA. E' come se il governo italiano mandasse in medio oriente un ambasciatore che non è solo un diplomatico ma è anche un alto funzionario dei servizi ed ha gestito in precedenza i corsi di formazione e aggiornamento per unità speciali. Intendiamoci, non che in genere il corpo diplomatico delle ambasciate non abbia alcuna frequentazione con i servizi segreti, anzi. E' normale routine lo scambio di informazioni e la collaborazione in loco. Ma qui si tratta diun "operativo" specializzato in operazioni sporche oltre che un esperto di comunicazione strategica.(2) Cosa c'entra questo con il terrorismo islamico? Cerchiamo di capire meglio. Attualmente, sul teatro iracheno agiscono quattro attori: gli esercitio ccidentali coordinati dal comando americano, la resistenza irachena, i terroristi più o meno "legati ad Al Qaeda" e presunti gruppi sparsi di banditi che si dice facciano business dei rapimenti con i gruppi terroristici. Occorre distinguere bene tra "resistenza" e "terrorismo": ad esempio, l'esercito del Mahdi di Moqtada Al Sadr ha dialogato con l'esterno ed ha intavolato in qualche modo delle trattative, oggi parla perfino di disarmo, mentre il gruppo che in questi giorni ha firmato il rapimento diBaldoni, e successivamente quello dei due giornalisti francesi, ha agito come se non intendesse realmente trattare nulla. Gli ultimatum sembravano fatti apposta per rendere impossibile una risposta entro i termini concordati e quindi l'esito risultava scontato fin dall' inizio. Sembra una strategia di comunicazione che ha come unico obiettivo quello di non comunicare nulla. Anzi, quello di comunicare solo un'ingiustificabile e disumana ferocia: cosa che può rafforzare la posizione dei governi alleati in questa controversa guerra. Usiamo il termine"strategia di comunicazione", tipico del linguaggio tecnico della pubblicità non casualmente. La pubblicità utilizza da sempre uno schema di comunicazione basato sul produrre un'affermazione e nello stesso tempo impedire che il pubblico ricevente possa formulare delle contro-argomentazioni. E' esattamente quello che hanno fatto i terroristi autori di questi ultimi video. Un altro dettaglio che non può sfuggire a chi si occupa di comunicazione è l'estrema cura nell'inserimento del trademark, il marchio della "ditta", effettuato arrangiando l'angolo della ripresa in modo tale da rispettare un "lay out" che consenta di poterlo "impaginare" correttamente, cioè collocarlo senza difficoltà in modo visibile e con un certo equilibrio nello spazio visivo. Nessuno può intenzionalmente perdere tempo a curare questi dettagli in mezzo al deserto e alle granate: si tratta di un automatismo da professionisti della comunicazione video e fa parte di un modo di pensare occidentale, non arabo. Questo è un dettaglio che può essere stato pensato solo prima della ripresa perché è noto che i marchi in sovraimpressione vengano applicati sul girato solo dopo avere in mano il video, con una centralina di post produzione. Un altro punto evidente a tutti è la brevità dell'intervallo fra l'azione di cui è stato vittima Baldoni e quella successiva.Perché? Anche qui la tecnica della comunicazione pubblicitaria può aiutare a trovare una spiegazione: se il rapimento Baldoni aveva sollevato subito un vespaio di dubbi e di perplessità, i macellai "esperti di comunicazione" sono corsi subito ai ripari ed hanno ripetuto a distanza di pochi giorni la stessa azione, mantenendo alta la memorizzazione del "messaggio",consolidandola e fissandola bene, con la stessa logica di quando nelle pianificazioni media si aumenta la "frequenza" degli spot. In questo senso il rapimento dei francesi, così vicino a quello di Baldoniserviva a prolungare e consolidare l'effetto parzialmente ottenuto col primo assassinio. A questo punto torniamo ai quattro attori di questo scenario e proviamo a immaginare chi possa trarre vantaggio da questi gesti criminali. Non certo la resistenza o i banditi che agiscono nella zona, sicuramente i presunti terroristi, sì. Diciamo presunti perché troppe volte le strategie di Al Qaeda e dei gruppi ad essa legati hanno "rotto il ghiaccio" per le azioni americane. E sempre più spesso hanno favorito le scelte strategiche degli Stati Uniti. E' ragionevole pensare che l'America abbia bisogno di consolidare la credibilità di questa guerra e usi tutti i mezzi per creare consenso e motivazione, non solo quelli militari ma anche quelli mediatici. Non dimentichiamo che all'epoca del rapimento Moro, la CIA utilizzò degli infiltrati per estremizzare l'azione delle Brigate Rosse portandola alle più drammatiche conseguenze, fermando così non solo chi stava materialmente portando il Partito Comunista al governo (Moro), ma "macchiando" anche di infamia tutta la sinistra in genere nell'intento di sottrarle consenso. Ciò che accadde in tanti altri episodi della strategia internazionale delterrore. Strategia che può definirsi a tutti gli effetti "di comunicazione". Oggi occorre convincere, non tanto i governi alleati quanto l'incerta opinione pubblica nei rispettivi paesi, che è necessario restare in Iraq perché altrimenti prevarrà un terrorismo sanguinario che affonda le sue radici nella resistenza. Per questo, occorre eliminare anche la resistenza e impedire che questa possa far arrivare al mondo le sue ragioni politiche. Inquanto alleati, i nostri servizi non possono certamente opporsi alle azioni dei servizi americani, talvolta ne sono al massimo testimoni impotenti. Ma esiste anche la "copertura" interna fra unità operative dello stesso servizio. In questi casi, tale copertura esiste a maggior ragione verso l'esterno e verso le forze alleate. Questo spiegherebbe il comportamento della Farnesina e dei servizi italiani che all'inizio della vicenda Baldoni si sono chiusi in un imbarazzato riserbo e successivamente hanno fatto a gara nell'elaborare versionilacunose e contraddittorie, dimostrando solo di non sapere niente. Se le cose sono andate in questo modo, Enzo Baldoni è morto da pubblicitario, protagonista suo malgrado del più orribile e perverso spot mai mandato in onda.
Bruno Ballardini
Note:(1) Gary Cohn e Ginger Thompson, Former envoy to Honduras says he did whathe could, The Baltimore Sun, 15 dicembre 1995.(2) John D. Negroponte è nato a Londra nel 1939, figlio di un armatoregreco-americano. Si è laureato a Yale, poi è stato diplomatico di carrieradal 1960 al 1997, prestando servizio in otto paesi in Asia, Europa e AmericaLatina. Ha ricoperto inoltre incarichi nel Dipartimento di Stato e alla CasaBianca. Ormai in pensione, è stato richiamato in servizio da Colin Powellnel 2001. Fino a quel momento era vice presidente esecutivo per la GlobalMarkets del gruppo McGraw-Hill, gruppo editoriale specializzato inpubblicità e marketing.

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